"Bíos"

In questo numero, il plesso tematico “bíos” viene ripensato a partire dalle sue linee di intersezione con il cinema e le forme contemporanee dell'immagine. Se il rapporto tra cinema e biopolitica è lo spunto attraverso cui si apre il numero (con una lunga conversazione sul tema condotta dalla redazione insieme al filosofo Roberto Esposito, autore di Bíos. Biopolitica e filosofia , Einaudi, Torino 2004), la problematica di una vita dell'immagine e nell'immagine attraversa le pagine della rivista. I contributi, nella parte centrale, vanno da una riflessione ampia e articolata sul rapporto tra estetica e biopolitica (P. Montani), ad una serie di percorsi sulle forme attraverso cui i dispositivi di produzione delle immagini hanno svolto un ruolo politico, sia nel senso di un assoggettamento dei corpi, sia nel senso di una liberazione dello sguardo (V. Cuomo, A. Cervini), fino al ritrovamento di un cinema che riflette sin dalle origini sulle inquietudini che il nuovo paradigma biopolitico ha creato nella contemporaneità (M. W. Bruno).
L'immagine contemporanea, le sue forme e le sue occorrenze, cioè i luoghi in cui è in gioco la possibilità di costruire nuovi paradigmi, diventano oggetto d'indagine in saggi in cui il cinema di Godard o Pelesjan è visto come modalità di ripensamento del ruolo del soggetto come forma impersonale (D. Dottorini), o incentrati su forme estreme dell'immagine cinematografica da Artaud a Klossowski (B. Roberti, F. Garritano), o, ancora, sul complesso rapporto tra vita e immagine nella rilettura deleuziana del cinema di Orson Welles (D. Angelucci). Infine, è nel riattraversamento dell'ultima fase della ricerca di Deleuze – e nel suo intersecarsi con il pensiero di autori come Simondon – che si sviluppa un'ulteriore possibilità di riaprire (dal punto di vista dell'immagine) il problema de “bíos” (R. De Gaetano).
La terza parte della rivista offre allora una serie di indagini mirate, primi piani su registi e film visti come territori in cui dispiegare – attraverso molteplici prospettive e diverse metodologie – l'analisi del cinema come forma di indagine critica del vivente: da Shoah di Lanzman a Mr. Kline di Losey, dal cinema di Chantal Ackerman a Il sole di Sokurov, da Ciprì e Maresco a Michael Gondry fino al cinema di Wang Xiaoshuai, Hou Hsiao-hsien e di Eric Khoo, ad un serial significativo come “24”; alcuni esempi in cui il cinema si insinua, e con fecondità, nello spazio enigmatico ed attuale del rapporto tra “bíos” e “zoé”.



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